Non possiamo trattare l’argomento soffermarci ad analizzare le terminologie che ruotano intorno alla pianta: la Cannabis

Canapa e Marijuana sono la stessa pianta, parte della famiglia botanica delle Cannabaceae (sottoinsieme dell’ordine delle piante Urticales). L’utilizzo di terminologie differenti per fare riferimento alla medesima pianta si è diffuso con il proibizionismo americano negli anni ’30. La differenza tra l’uno e l’altro termine è di carattere puramente semantico e non scientifico.

Con il termine Canapa si fa riferimento alle selezioni genetiche che sviluppano basso contenuto di THC, impiegate in vari settori come quello alimentare, cosmetico, edile e tanti altri. Con il termine Marijuana si fa riferimento a tutte le altre varianti che sviluppano un alto contenuto di THC. Queste sono considerate fuori legge in gran parte del mondo Italia compresa.

Tutti coloro che si interessano di cannabis sanno bene che il consumo, nel corso degli ultimi decenni ha preso la strada dell’inserimento all’interno delle normative che regolano qualsiasi mercato di generi di largo consumo come potrebbe essere il mercato delle auto o delle motociclette.

A ben poco sono serviti i comportamenti di terrorismo che gli stati hanno adottato nel tempo contro coloro che assumevano cannabis o contro tutti quelli che la volevano provare. Tutte le storielle, leggende metropolitane che vedevano la marijuana come trampolino verso una vita di sregolatezza ed eccessi, come il primo passo verso l’uso di droghe pesanti, hanno solo incuriosito moltissime perone a provarla. Del resto come resistere ad una pianta bella e dannata?

Negli USA, prima di raggiungere lo stato attuale di progressiva legalizzazione, inizialmente solo terapeutica e successivamente e a furor di popolo anche per scopi ricreativi, sì è per decenni pensato che il terrorismo psicologico e una repressione da parte delle forze dell’ordine, giuridica e giudiziaria degna della più importante delle battaglie, fosse il miglior modo per circoscriverne la diffusione. Il risultato di tutte le forze impiegate nel terrorismo psicologico e nella repressione furono che gli Stati Uniti fossero uno tra i paesi con il più largo consumo di cannabis in tutto il mondo. Ed è così che gli USA adottarono la strategia del “se non puoi sconfiggere il tuo nemico, allora fattelo amico”.

In Italia, paese che spesso e volentieri ama emulare i costumi americani ma con più o meno due decenni di differenza, la scelta della legalizzazione della cannabis sarà sicuramente parsa troppo ardita e precoce: ma non volendo lasciarsi scappare un possibile mercato a causa dei disaccordi di qualche forza politica e di molti rappresentanti parlamentari indifferenti, si è pensato, con grande maestria, di introdurre una cannabis a basso tenore di THC con l’intento di catturare l’attenzione del popolo riguardo a quello che quando e se accadrà, apparirà essere come un passaggio epocale: la legalizzazione vera della cannabis il cui principio attivo più  noto, ovvero il THC produce una alterazione a causa delle sue proprietà psicotrope.

Intanto via libera alla cannabis Light, venduta liberamente nei tabaccai, nei grow-shop e online con un boom commerciale spaventoso, vista la miriade di consumatori che la cercano.

Il principio attivo è nei limiti di legge, al di sotto dello 0,6% e quindi non altera e non comporta rischi particolari per coloro che decidono di fumarsela. Ma, si tenga presente che le infiorescenze sono vendute come prodotto tecnico, profumatori per ambienti o oggetti da collezione, la combustione e la destinazione ludica sono ancora fuori legge in Italia.

Ma veniamo al punto cardine del nostro articolo, come facciamo a distinguere la canapa legale da quella illegale?

La risposta è che a livello visivo distinguerle è letteralmente impossibile poiché sono prodotti della stessa pianta, ed in particolare modo quella legale è derivata della coltivazione di varietà di cannabis selezionate per l’industria e propense a sviluppare un tenore di THC basso e un tenore di CBD più elevato.

Il delta-9-tetraidrocannabinolo (detto comunemente THC, delta-9-THC o tetraidrocannabinolo) è uno dei maggiori e più noti principi attivi della cannabis, e può essere considerato il capostipite della famiglia dei fitocannabinoidi ed è anche quello che rende la cannabis fuori legge a meno che non sia destinata ad uso terapeutico.

È una sostanza psicotropa prodotta dai fiori di cannabis, può essere ingerito, comunemente fumato o inalato grazie ad un vaporizzatore. Con proprietà antidolorifiche (Es: farmaci contenenti THC come il Sativex o il Bedrocan, sono usati per il trattamento del dolore), euforizzante, antinausea, antiemetiche, anticinetosico, stimolante l’appetito, che abbassa Ha effetti rilassanti, anticonvulsivanti, antidistonici, antiossidanti, antinfiammatori, favorisce il sonno ed è distensivo contro ansia e panico. Si è rivelato inoltre in grado di ridurre la pressione endooculare È stato isolato da Raphael Mechoulam, Yechiel Gaoni, e Habib Edery dall’istituto Weizmann, Israele, nel 1964. In forma pura, a basse temperature, è un solido vetroso, di color viola, diventa più viscoso e appiccicoso se riscaldato. Il THC ha una bassissima solubilità in acqua, ma buona solubilità nella maggior parte dei solventi organici.

Il cannabidiolo (CBD) è il principale metabolita non psicoattivo della Cannabis sativa. Ha effetti rilassanti, anticonvulsivanti, antidistonici, antiossidanti, antinfiammatori, favorisce il sonno ed è distensivo contro ansia e panico. Si è rivelato inoltre in grado di ridurre la pressione endooculare Si è dimostrato utile alla riduzione o la prevenzione d’infiammazione e nausea, diabete, alcolismo, PTSD, schizofrenia, artrite reumatoide, epilessia, patologie cardiovascolari. E’ un antipsicotico, ansiolitico e antidolorifico per gli spasmi muscolari o i dolori neuropatici, tradizionalmente più difficili da curare con qualsiasi rimedio medico, anche farmaceutico.

Le motivazioni per cui si sta sempre più parlando di CBD sono date dalle sue caratteristiche intrinseche, di grande aiuto agli esseri umani. Sono sempre più numerosi gli effetti benefici attribuiti a questo principio attivo, e sempre più numerosi sono gli studi medici che ne attestano la veridicità. Gli studi e il gran numero di applicazioni mediche ove il CBD potrebbe essere impiegato stanno facendo in modo che il matrimonio tra medicina, farmaceutica e CBD sia inevitabile.

Applicazione del CBD in ambito medico della canapa legale

Sono sempre più numerosi gli studi che attestano l’efficacia di estratti e concentrati di CBD utili a contrastare i sintomi di molte malattie, spesso croniche e/o degenerative come il Parkinson, l’epilessia, l’ansia, gli attacchi di panico, la depressione e malattie psichiatriche gravi come la schizofrenia. In alcuni stati, il CBD è impiegato nel trattamento di dipendenze da droga e alcool.

Malattie di tipo infiammatorio come psoriasi, sclerosi multipla, artrite e malattie infiammatorie croniche intestinali hanno dimostrato una risposta positiva agli effetti del CBD, lo stesso è avvenuto per patologie che devono avvalersi di stimolazione dell’appetito o di effetto antiemetico.
Di pari passo continuano ad aumentare le conoscenze in merito alle proprietà antiossidanti attribuibili al CBD che viene impiegato per combattere l’invecchiamento delle cellule e contrastare malattie come il Parkinson e l’Alzheimer.

La legge determina la distinzione tra Canapa legale e quella illegale

Se ci si vuole avvicinare al mondo dell’erba legale, bisogna considerare la legge che regola la coltivazione della canapa e degli usi che di essa sono considerati leciti. Parliamo della legge 242/2016 la quale prevede che la coltivazione della canapa in Italia è possibile per uso tessile, industriale, scientifico, edilizio e per altri usi tecnici. Fondamentale è che si coltivino varietà non contengano livelli di THC superiori allo 0,2% e non oltre lo 0,6% e che facciano parte di una lista di 64 genetiche stilata dalla Comunità Europea. Inoltre il legislatore stabilisce che l’utilizzo della canapa non è da intendersi per uso ricreativo.

E’ palese che l’industria della marijuana legale si inserisce in un gap normativo che consente la coltivazione di esemplari di canapa con basso THC, non considerabili come sostanze stupefacenti e l’acquisto e la detenzione di canapa light è completamente Legale. Ecco allora il boom della marijuana light, quella il cui contenuto di THC è sotto lo 0,6%.

In conclusione possiamo affermare che l’unica distinzione che sussiste tra canapa legale e illegale e data dal tasso di THC presente al suo interno ma la pianta è sempre la stessa.

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