In Italia la Cannabis Light è legale da gennaio 2017.

In una circolare inviata a tutti i questori, forze dell’ordine e prefetti, il ministero degli interni spiega punto su punto la linea da adottare sul mercato della Cannabis Light e infiorescenze di canapa sativa.

Il Vicepremier e ministro degli Interni Matteo Salvini ci ha etichettati come «negozi di marijuana che sembrano centri massaggi cinesi, un bordello». In questo modo è stato dato un chiaro segnale sul punto di vista del legislatore in merito al mercato della Cannabis light e la voglia di stringere il rubinetto che da qualche mese sembrava essersi aperto.

Di fatto sono state date le linee guida ai questori, forze dell’ordine e prefetti da adottare per controllare smartshop, infiorescenze e consumatori di Cannabis Light.

Il momento non sembra essere dei più rosei per tutti coloro che hanno deciso di investire in questo settore, quello della commercializzazione di prodotti a base di canapa e infiorescenze di cannabis light. I negozi in Italia sfiorano le mille unità e nuovi marchi nascono tutti i giorni. La volontà è quella di tutelare l’agricoltura e stringere sulle attività commerciali. Ma perché, mentre in Canada la Cannabis ottiene finalmente il piede libero, in Italia si blocca sul nascere un mercato florido e foriero di ricchezza e nuovi posti di lavoro? Tutto questo in un momento storico dove trovare impiego non è proprio un gioco da ragazzi.

Nessuna tolleranza per i rivenditori di Cannabis Light

Non ci saranno più mezzi termini, se la Cannabis Light non rientra nei limiti di legge, ovvero abbia un tenore di THC dello 0,2% e non rientra nelle 64 genetiche iscritte ad una lista stilata dalla Comunità Europea, va trattata come sostanza stupefacente.

In questo caso si procederebbe con una denuncia a piede libero per il titolare del negozio, sequestro dei prodotti e segnalazione al Prefetto dei consumatori. Anche i consumatori dovranno fare attenzione a cosa acquisteranno. Ed è per tale motivo che invitiamo tutti ad acquistare da rivenditori referenziati e pronti a fornire immediatamente le certificazioni dei prodotti di Cannabis Light che si trovano a commercializzare.

La cannabis industriale coltivata in Italia non basta per soddisfare la richiesta in forte crescita dettata dal mercato, e spesso in commercio si trovano infiorescenze importate che non indicano né il luogo di origine né la tipologia di semenza dalla quale derivano.

Partiamo dal presupposto che in una filiera si parte dal produttore si passa dal distributore, al rivenditore ed in fine al consumatore.

Per gli agricoltori c’è un limite di tolleranza, che va dallo 0,2 allo 0,6 per cento di Thc.

Di fatto la circolare spiega che la legge tutela l’agricoltore, se per cause naturali – e quindi a lui non imputabili – il raccolto ha un Thc più alto. Esclude però che questa soglia di tolleranza sia applicabile a rivenditori, grossisti e negozianti, rassicurati fino ad ora da questo vuoto normativo.

La circolare spiega che: «Le infiorescenze della canapa con tenore superiore allo 0,5 per cento di Thc rientrano nella nozione di sostanze stupefacenti». Ma se si sta tra lo 0,2 e lo 0,5, in che modo si procede? Continua la circolare: «le piante, ma soprattutto le infiorescenze, possono rientrare nella nozione di sostanze stupefacenti anche se il tenore di Thc oscilla nell’intervallo stabilito». A quanto pare, non resta che adeguarsi al limite dello 0,2 per cento.

Quasi la totalità delle infiorescenze di Cannabis Light oggi in commercio si trovano nella terra di mezzo tra lo 0,2% e lo 0,6% di Thc e noi di Crazy Passion riteniamo che ci sia bisogno di un incontro con le istituzioni per fare chiarezza su un fenomeno di portata nazionale, invece che far dedicare tempo prezioso alle forze dell’ordine per combattere contro aziende legalmente aperte nella cui visura camerale è chiaramente scritto che la loro attività precipua è il commercio di infiorescenze di canapa e suoi derivati.

Tutte queste attività sono legalmente aperte e pagano normalmente le tasse. E’ giusto aprire un tavolo di discussione che porti una volta per tutte ad una regolamentazione cristallina del settore.

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Figura per la prima volta «l’uso umano»

E chiaro che prima o poi bisognerà risolvere il problema del fumo della Cannabis Light o Marijuana legale, che dir si voglia e, che con molta probabilità il discorso terminerà con l’ingresso delle infiorescenze di Canapa nel monopolio di stato, come già successo in Svizzera.

Ma è necessario anche affrontare il problema degli altri prodotti a base di Cannabis, come alimenti, cosmetici e oli. Per la prima volta nella circolare si parla di uso umano. Il gap legislativo sembra pian piano restringersi. Le infiorescenze fino a qualche mese fa non erano mai state citate, ma il ministero Ministero Delle Politiche Agricole Alimentari E Forestali le ha menzionate considerandole un prodotto della filiera della canapa, oggi si parla anche di Uso Umano, destinazione d’uso che finalmente compare sul tavolo della discussione. Speriamo che il puzzle venga completato e si giunga cosi ad una legge chiara ed inequivocabile.

Fatto sta che da più di un anno che in Italia è scoppiata la moda dei negozi di cannabis light: i franchising aprono uno dietro l’altro e non sembrano volersi fermare. Gli ormai numerosissimi marchi di canapa legale, quella con THC inferiore allo 0,6% e quindi non considerata sostanza stupefacente, cavalcano l’onda di un fenomeno che nel primo semestre di vita ha fatto vendere più di 15 tonnellate di infiorescenze a diverse aziende agricole. Tali infiorescenze vengono imbustate e rivendute da oltre 125 mila punti vendita tra growshop, erboristerie, tabaccai shop-online. Crazy Passion è lo shop online dove puoi scegliere tra quindici tipologie di infiorescenze di Cannabis Light oltre che ad una selezione di cosmetici a base di canapa dalle innumerevoli qualità benefiche per il tuo corpo.

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